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Territorio e ambiente, bando ai peccati ecologici


Urge una presa di coscienza civile della nostra appartenenza all’ambiente inteso, con le parole di Papa Francesco, come la nostra casa comune. Anche i credenti assolvano al loro ruolo.


Dio ci ha donato la terra per coltivarla e custodirla con rispetto ed equilibrio. Coltivarla troppo – cioè sfruttandola in maniera miope ed egoistica –, e custodirla poco è peccato. [Papa Francesco]

DIO NELLA CITTÀ – NUMERO 3, sabato 10 settembre 2016 – Sulle pagine di numerosi quotidiani ma anche su questo e altri siti di informazione, veniamo al corrente di infelici casi di inquinamento e degrado ambientale.

In alcune parti d’Italia (almeno quelle note fino ad oggi) l’inquinamento è legato addirittura alle mafie e iniziamo a parlare di ecomafie. Clamoroso il caso del Casertano, ma numerosi e ancora sconosciuti gli altri scempi sparsi sul territorio calabrese. I dati sulle ecomafie stilati da Legambiente 2016 registrano il picco dei reati al Sud, in particolare Sicilia, Campania e Calabria, regioni nelle quali l’incidenza dei clan è notevole.

La sensibilità socio-culturale su questo delicato problema è ancora ridotta, se non confinata all’attenzione di pochi gruppi. In realtà è urgente una presa di coscienza civile della nostra appartenenza all’ambiente e quindi considerarlo sempre più come la nostra casa comune, come ama ripetere Papa Francesco. Il papa argentino è stato il primo a scrivere una lettera enciclica completamente dedicata alla cura della casa comune, Laudato si’ nel 2015. Si cerca dunque nelle molteplici agenzie educative come anche nella Chiesa di formare le coscienze ad un nuovo stile di vita rispettoso e responsabile; consapevoli che violentare la Terra è come abusare di un essere umano.

La sensibilità della Chiesa sta mutando, mentre fino a qualche decennio fa si insisteva sui peccati di materia sessuale oggi Papa Francesco arriva a scrivere che: “Dio ci ha donato la terra per coltivarla e custodirla con rispetto ed equilibrio. Coltivarla troppo – cioè sfruttandola in maniera miope ed egoistica –, e custodirla poco è peccato” (dal Messaggio per la giornata mondiale di preghiera per la cura del creato 2016, ndr).

Proprio in questo anno giubilare della misericordia il Papa ha scritto questo impegnativo messaggio sottovalutato dall’opinione pubblica e non solo. In realtà riveste un significato importante dal momento che il pontefice invita ogni cristiano ad una conversione ecologica. Insieme ad ogni componente della società la Chiesa desidera avviare processi di collaborazione e cura del creato, poiché ciò che ogni cristiano condivide con ogni essere umano è più importante delle particolari appartenenze religiose e culturali. Il servizio che il credente può e deve offrire per il creato rientra in quei compiti che ogni essere umano deve assolvere per la cura della casa comune e per il futuro delle nuove generazioni. Il Papa in questo importante messaggio arriva a sostenere: “Mi permetto di proporre un complemento ai due tradizionali elenchi di sette opere di misericordia, aggiungendo a ciascuno la cura della casa comune”.

Accanto alle già note opere di misericordia il cristiano è dunque chiamato ad un salto: autentica spiritualità implica impegno costante per il mondo di cui fa parte, cambiamento dello stile di vita e rinunce agli sprechi per il bene della casa comune. Papa Francesco dice ad ogni cristiano che ormai non basta confessarsi i soliti peccati individuali sui quali la Chiesa ha costruito la sua predicazione, ma occorre prendere consapevolezza dei peccati sociali, dei quali anche i cristiani attraverso la loro omertà o ignoranza possono diventarne complici. La misericordia di cui parla il Vangelo dunque non è buonismo né moralismo, ma impegno autentico per ciò che ci è stato donato e di cui ne siamo custodi e non padroni.

Foto da: http://comune-info.net
Foto da: http://comune-info.net

About Roberto Oliva

Laureato in Beni culturali presso l’Università della Calabria, studente di teologia presso la PFTIM-Catanzaro. Cura un blog su papaboys.org e collabora con Korazym.org e Il Sismografo. Per Infopinione redige la rubrica Dio nella città.

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