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Scegliere di rimanere


Per studio o per lavoro: sempre troppi i giovani che lasciano la Calabria. Politica, cultura ed economia senza forze fresche. È il tempo dei mediocri. Cioé dei corrotti.

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La disperazione più grave che possa impadronirsi d’una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile. [Corrado Alvaro]

DIO NELLA CITTÀ – NUMERO 5, giovedì 10 novembre 2016 – Stavo per scrivere il nuovo numero di questa rubrica quando mi è giunta la notizia dell’ennesima amica che ha lasciato per lavoro la nostra Calabria. L’ennesimo/a giovane che una terra così sofferente e bisognosa si lascia sfuggire, un cervello in fuga e, soprattutto, in meno.

Il presente così precario di questa regione è foriero di un futuro altrettanto oscuro: senza giovani non ci sarà il rinnovamento della politica, la valorizzazione del turismo e il rilancio di una cultura nuova realmente in grado di promuovere chi abita questo territorio. La Calabria è terra di periferia: disagiata e affascinante allo stesso tempo, bisognosa soltanto di persone in grado di amarla.

Quando ti elevi al livello dell’amore, della sua grande bellezza e potere, l’unica cosa che cerchi di sconfiggere sono i sistemi maligni. Le persone che sono intrappolate da quel sistema le ami, però cerchi di sconfiggere quel sistema […] Odio per odio intensifica solo l’esistenza dell’odio e del male nell’universo. Se io ti colpisco e tu mi colpisci, e ti restituisco il colpo e tu mi restituisci il colpo, e così di seguito, è evidente che si continua all’infinito. Semplicemente non finisce mai. Da qualche parte, qualcuno deve avere un po’ di buon senso, e quella è la persona forte. La persona forte è la persona che è capace di spezzare la catena dell’odio, la catena del male” (Martin Luther King; Sermone nella chiesa Battista di Dexter Avenue, Montgomery, Alabama, 17 novembre 1957).

Un sincero sentimento di rabbia e dissenso mi assale vedendo migliaia di giovani presi letteralmente a calci e costretti ad andare troppo lontano per realizzare una vita lavorativa degna degli studi maturati o delle inclinazioni personali. Troppe volte cacciati via perché scoraggiati da un sistema malato e corrotto dove domina la mediocrità e il clientelismo. Occorre prenderne coscienza e dire basta!

Un recente libro di Sergio Rizzo, “La Repubblica dei brocchi” constata come ormai in Italia i vincitori siano i mediocri. Illustra più adeguatamente questo sistema di morte, la teoria della selezione avversa del premio Nobel per l’economia George Akerlof: il mercato quando viene lasciato a se stesso tende ad attirare i mediocri e non i migliori.

Così le istituzioni e le realtà socio-culturali della nostra Calabria subendo la dominazione della malavita e assimilando la mentalità della sudditanza e dei favoritismi scarta a priori le persone valide e intelligenti, privilegiando i mediocri cioè i corrotti.

E ci sono persino coloro i quali si impegnano a registrare casi di bullismo nati per noia nella nostra terra oppure ad evidenziare gli aspetti peggiori della popolazione locale come se fosse una subcultura da ghettizzare. Pochi invece sono coloro che investono in Calabria, che fanno qualcosa per migliorarne le condizioni di vita o che scelgono di collaborare accanto ai giovani e alle agenzie educative.

Ecco dunque che ci dominano: una classe politica improvvisata e corrotta, in un Paese dove questa parola è associata soltanto alla corruzione e non ad un servizio per il bene di tutti; un sistema sanitario inquinato alla radice tra gli ultimi in Europa, nemmeno in grado di fornire le cure necessarie ai numerosi pazienti costretti a fuggire al Nord; una manodopera mafiosa sempre più qualificata e subdola che accresce l’impoverimento della popolazione; e un’idea arretrata di cultura ferma al semplice titolo di studio poiché ancora non abbiamo riconosciuto la cultura quale forma di riscatto della società!

Chi rimane in Calabria, anzi chi sceglie di rimanerci, deve prepararsi a lottare contro un sistema che ormai non ha più niente da dare né da promettere. Chi sceglie di rimanere deve lottare con la mente e il cuore contro questa dominazione.

A partire dal Sud queste incisive parole che canta Fiorella Mannoia acquistano un sapore particolare che misto all’amarezza ci permette di trovare la forza di re-sistere per re-agire:

Perché è una regola che vale in tutto l’universo
chi non lotta per qualcosa ha già comunque perso
e anche se il mondo può far male
non ho mai smesso di lottare
.

La reazione che la storia e il futuro ci richiede si nutre di speranza la quale trasforma le crisi in sfide.


About Roberto Oliva

Laureato in Beni culturali presso l’Università della Calabria, studente di teologia presso la PFTIM-Catanzaro. Cura un blog su papaboys.org e collabora con Korazym.org e Il Sismografo. Per Infopinione redige la rubrica Dio nella città.

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