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Minacce alla cooperativa sociale di Scalea, Corte d’Appello assolve Saverio Valente

Sentenza di primo grado ribaltata dalla Corte d’Appello di Catanzaro per Saverio Valente, accusato di estorsione. Nel 2015 era stato arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catanzaro su richiesta della Dda.

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La Corte d’Appello di Catanzaro ha prosciolto oggi, mercoledì 6 marzo 2024, Saverio Valente, precedentemente accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti di una cooperativa sociale di Scalea. Per questo motivo, il 19 novembre del 2015, l’uomo era stato arrestato. Il 22 settembre 2017 era stato condannato a quattro anni di reclusione dal tribunale di Paola.

Il dispositivo della sentenza recita: “In riforma della sentenza emessa il 21 settembre 2017 dal tribunale di Paola, appellata da Saverio Valente, assolve il predetto imputato dal reato ascrittogli al capo 2) della rubrica perché il fatto non costituisce reato.

Dichiara – prosegue la decisione dei giudici – non doversi procedere nei confronti del predetto in ordine al reato di cui all’articolo 393 del codice penale (Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone, ndr), così diversamente qualificata la fattispecie ascrittagli al capo 1) della rubrica, poiché estinto per maturata prescrizione“.

Le motivazioni della decisione della Corte d’Appello di Catanzaro, sezione penale prima, composta dai magistrati Giancarlo Bianchi, presidente, e Ippolita Luzzo e Carmela Tedesco consiglieri, saranno rese note tra 60 giorni.

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“La difesa – dichiara il legale di Saverio Valente, l’avvocato Italo Guagliano -, ha dimostrato l’insussistenza dell’accusa, portando alla riforma della pronuncia di condanna pronunciata nel dicembre 2017 dal tribunale di Paola.

La vicenda – spiega il difensore – ha avuto inizio nell’ottobre 2015, quando Saverio Valente fu accusato di aver intimidito i membri di una cooperativa sociale assegnataria di un terreno comunale in località Pantano, comune di Scalea, per la creazione di un orto sociale.

Secondo le accuse, Valente avrebbe minacciato i membri della cooperativa per costringerli a rinunciare al progetto, adducendo pretese sulla proprietà del terreno. Tuttavia, dopo un lungo percorso giudiziario – aggiunge Guagliano – abbiamo dimostrato che Valente fosse il legittimo proprietario del terreno in questione e, pertanto, non sussisteva alcuna base per le accuse di estorsione mosse nei suoi confronti.

La Corte d’Appello di Catanzaro, accogliendo le argomentazioni della difesa, ha prosciolto l’imputato, ribaltando la precedente decisione e sollevando definitivamente l’imputato da ogni accusa. Esprimiamo grande soddisfazione – conclude il legale – per il risultato che chiude un capitolo difficile nella vita del Valente durato quasi dieci anni“.


About Pierina Ferraguto

Giornalista pubblicista dal 2013. Laureata in Filosofia e scienze della comunicazione e della conoscenza all'Università della Calabria. Dal 2006 al 2008 lavora come stagista nella redazione di Legnano de Il Giorno. In Calabria lavora con testate regionali di carta stampata e televisive.

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