Lucio Ferrami
Ad Acquappesa si terrà la commemorazione per il 45esimo anniversario dell’uccisione dell’imprenditore Lucio Ferrami da parte della ‘ndrangheta.
Domani, martedì 27 ottobre 2026, alle 10 e 30 presso il Bivio Lucio Ferrami ad Acquappesa, si terrà la commemorazione del 45esimo anniversario dell’uccisione di Lucio Ferrami, imprenditore e vittima della ‘ndrangheta.
L’iniziativa è promossa dall’associazione antiracket “Lucio Ferrami” Cosenza per rinnovare il ricordo di un simbolo della lotta al racket. Nel corso del momento commemorativo è prevista la deposizione di una corona di fiori nel luogo dell’agguato, alla presenza dei familiari di Ferrami, delle autorità locali e dei cittadini.
“A distanza di 45 anni, il suo ricordo continua a rappresentare una testimonianza di coraggio, di dignità e un richiamo forte ai valori della giustizia e della legalità“, sottolinea l’amministrazione comunale di Acquappesa.
Sull’importanza dell’evento è intervenuto anche il sindaco Francesco Tripicchio: “Custodire la memoria di chi ha pagato con la vita la violenza mafiosa è un dovere morale e civile, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni. Ricordare Lucio Ferrami significa ribadire con fermezza che la nostra comunità non dimentica, non si piega alla prepotenza e sceglie ogni giorno di stare dalla parte della legalità“.
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Nato a Casalbuttano, in provincia di Cremona, il 22 febbraio 1949, Lucio Ferrami si trasferì in Calabria per ragioni di lavoro come geometra dipendente. Ad Acquappesa conobbe Maria Avolio, sposata nel 1971, con la quale ebbe due figli, Pierluigi e Paolo. Successivamente scelse di intraprendere l’attività imprenditoriale in proprio, aprendo un punto vendita di piastrelle e sanitari lungo la strada statale 18 a Guardia Piemontese.
Nei primi Anni Ottanta, in un contesto territoriale segnato dall’ascesa del locale di ‘ndrangheta di Cetraro e da un diffuso clima di intimidazione, l’imprenditore si oppose fermamente alle richieste estorsive ricevute, denunciando i propri aguzzini alle forze dell’ordine. Il 27 ottobre 1981, all’età di 32 anni, Ferrami fu vittima di un agguato mortale in contrada Zaccani ad Acquappesa mentre si trovava in auto con la moglie, alla quale fece da scudo con il proprio corpo prima di soccombere.
Sul piano processuale, le prime indagini portarono in Corte d’Assise alla condanna all’ergastolo di Francesco Muto e di suo figlio Luigi, in aggiunta alle condanne per altri quattro gregar, ma il giudizio d’appello si concluse successivamente con l’assoluzione degli imputati per formula dubitativa.
I familiari, la moglie in particolare, hanno lottato per fare in modo che la figura di Lucio Ferrami e il suo esempio non cadessero nell’oblio.
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