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Processo Frontiera al clan Muto, i dettagli della sentenza


Assoluzioni, condanne e risarcimento danni alle parti civili. I particolari del dispositivo contro i “cetraresi”

Poco più di 200 anni di carcere

14 assoluzioni. 33 mila 600 euro di multe. 310 mila euro di risarcimento alle parti civili. 12 mila 900 euro per le spese legali.

Sono i numeri della sentenza del tribunale di Catanzaro, firmata dal Gup Antonio Battaglia, per gli imputati dell’operazione Frontiera che hanno scelto il rito abbreviato.

L’operazione della Dda, del 19 luglio 2016, aveva di fatto azzerato il clan Muto di Cetraro.

Il dispositivo emesso l’8 giugno scorso ha confermato il carcere per gli esponenti della famiglia cetrarese. 15 anni e 4 mesi di reclusione per Luigi Muto, figlio del boss Franco, il “Re del pesce”, 8 anni e 4 mesi a Mara Muto e un anno e 4 mesi per Sandra Muto, alla quale sono state concesse attenuanti generiche.

Processo Frontiera: le pene per gli altri

A Guido Maccari la pena più alta, 17 anni di carcere.

Seguono, dopo Luigi Muto, Carmelo Valente, 14 anni e 8 mesi di reclusione, Salvatore Sinicropi 14 anni e 8 mesi, Franco Cipolla 14 anni, Alessandro De Pasquale 12 anni e Alfredo Palermo 10.

Agli altri imputati condannati sono state assegnate pene inferiori ai dieci anni di reclusione.

Le assoluzioni

Tra gli assolti “per non aver commesso il fatto” Carlo Antonuccio, Gianluca Arlia, Salvatore Baldino, Nicola Giuseppe Bosco, Gennaro Brescia, Gianluca Caprino, Angelo Casella, Adolfo Foggetti, Luca Occhiuzzi, Sara Pascariello, Sabrina Silvana Raimondi, Giuseppe Scornaienchi, Rocco Eupremio Trazza e Pietro Valente.

Le pene accessorie

Per Luigi e Mara Muto il giudice ha applicato anche la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per la durata della pena.

Disposta anche la misura di sicurezza della libertà vigilata per un periodo di tre anni e la revoca delle indennità di disoccupazione, dell’assegno sociale, della pensione sociale e della pensione per invalidità civili eventualmente fruiti.

Confisca di beni e rapporti finanziari anche per Pietro Calabria, Fedele Cipolla, Franco Cipolla, Antonio Di Pietromica, Giuseppe Natale Esposito, Giuseppe Fiore, Antonietta Galliano, Guido Maccari Andrea Orsino e Alfredo Palermo. Dissequestrati invece i beni riconducibili a Luca Occhiuzzi e Gianluca Arlia.

Interdizione perpetua dai pubblici uffici e della interdizione legale per la durata della pena anche per Pietro Calabria, Franco Cipolla, Angelina Corsanto, Alessandro De Pasquale, Antonio Di Pietromica, Gianfranco Di Santo, Giuseppe Natale Esposito, Giuseppe Fiore, Guido Maccari, Andrea Orsino, Alfredo Palermo, Valentino Palermo, Vittorio Reale, Salvatore Sinicropi, Carmelo Valente.

Tra le altre pene accessorie è stata disposta la revoca delle indennità disoccupazione, dell’assegno sociale, della pensione sociale e della pensione per invalidità civili eventualmente fruiti, anche a Pietro Calabria Fedele Cipolla, Franco Cipolla, Angelina Corsanto, Alessandro De Pasquale, Antonio Di Pietromica, Giuseppe Natale Esposito, Giuseppe Fiore, Antonietta Galliano, Guido Maccari, Carmine Occhiuzzi, Andrea Orsino, Alfredo Palermo e Luigi Sarmiento.

I risarcimenti alle parti civili

Ai due Muto è stata confermata anche la confisca di beni e rapporti finanziari a loro riconducibili, oltre al pagamento della loro quota di risarcimento danni alle parti civili, tra cui i comuni di Cetraro per 90 mila euro, di Praia a Mare 60 mila euro, di Scalea per altri 60 mila euro, e altri 50 mila euro alla Regione Calabria e 50 mila euro alla Provincia di Cosenza, oltre alle spese legali, 2 mila 580 euro per ogni parte civile.

Spese e risarcimenti che saranno pagati anche da quasi tutti gli altri imputati.

Entro 90 giorni saranno depositate le motivazione della sentenza.


About Pierina Ferraguto

Giornalista pubblicista dal 2013. Laureata in Filosofia e scienze della comunicazione e della conoscenza all'Università della Calabria. Dal 2006 al 2008 lavora come stagista nella redazione di Legnano de Il Giorno. In Calabria lavora con testate regionali di carta stampata e televisive.

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