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Perrotta, Gattuso e Iaquinta, calabresi campioni del mondo

Sono stati tre i calciatori provenienti da questa regione ad affermarsi al mondiale del 2006 con la nazionale azzurra.

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L’estate del 2006 in Italia sarà per sempre ricordata come una delle più belle e romantiche dal punto di vista dello sport. Questo perché il 9 luglio di quell’anno la nazionale azzurra vinse il mondiale di Germania battendo in finale la Francia ai rigori, appuntandosi così la sua quarta stella di sempre al petto. In quella truppa di campioni, che furono capaci anche di andare al di là di una brutta situazione a livello ambientale che si era creata per via dello scandalo di Calciopoli, vi erano ben tre talenti di sangue calabrese.

Il più rappresentativo di tutti era senza dubbio Ivan Gennaro Gattuso, per tutti Rino. Mediano faticatore e onnipresente, l’asso di Corigliano Calabro si era fatto da solo scalando tutti i gradoni del professionalismo. La sua consacrazione era arrivata dopo il passaggio al Milan, ad oggi una delle squadre con più opzioni di vincere il campionato italiano per quanto ci indicano le quote delle scommesse sulla Serie A che pongono prima dei rossoneri, il Napoli e l’Atalanta sul podio temporaneo. Guerriero e combattivo come nessun altro, ma anche capace di trasmettere fiducia ai compagni di squadra tramite doti di leadership e carisma nettamente al di sopra della norma, Gattuso fu uno dei trascinatori caratteriali di quella nazionale.

I suoi ruggiti di motivazione verso i suoi compagni e le sue sfuriate contro gli avversari gli fecero guadagnare un ruolo cruciale nella spedizione azzurra, che lo vedeva come uno dei leader totali insieme a Fabio Cannavaro, oggi allenatore del Benevento, e Gianluigi Buffon. Adesso tecnico del Valencia, Gattuso è stato senza dubbio uno dei giocatori più rappresentativi del calcio italiano degli ultimi tempi e, di conseguenza, spicca come uno dei simboli del calcio e dello sport della regione Calabria, che porta sempre nel suo cuore.

In quel centrocampo così completo nel quale Gattuso distruggeva e Pirlo costruiva, c’era un altro calabrese che sarebbe stato importante alla lunga. Parliamo di Simone Perrotta, che seppur nato in Inghilterra, è cresciuto in provincia di Cosenza. Dopo aver effettuato un’importante gavetta, l’allora centrocampista della Roma, dove il gioco di Luciano Spalletti lo esaltava come trequartista di movimento, fu utilizzato spesso anche dal commissario tecnico Marcello Lippi, il quale lo schierò titolare anche nella storica finale poi vinta contro la Francia. A secco di goal ma protagonista di molti incontri nei quali fu importante per la quantità che forniva, Perrotta fu tra i giocatori con più minuti di quella spedizione che poi portò a uno storico titolo. 

Ultimo, ma solo per una questione di minutaggio in quel torneo, va citato Vincenzo Iaquinta. Il nativo di Crotone, la cui famiglia poi si spostò presto in Emilia, fu uno dei panchinari a dare più spinta in assoluto. Molto alto ma al contempo rapido, Iaquinta segnò il goal del 2-0 nel match inaugurale contro il Ghana, e sarebbe poi stato determinante nell’infinita semifinale contro la Germania, quando schierato sull’ala destra aiutò moltissimo gli azzurri ad allungarsi, dando anche la giusta dose di quantità. 

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