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Ospedale di Praia, in silenzio verso l’ora zero


Già dal primo gennaio 2012 probabile stop ai ricoveri a Praia
Ma tutto tace e la piazza ribolle: cosa siamo disposti a fare?

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editoriale
DI ANDREA POLIZZO

PRAIA A MARE – Il conto alla rovescia è agli sgoccioli, le istituzioni tacciono e la piazza è pronta al subbuglio.

L’ospedale di Praia a Mare è sempre più un rimpianto per le popolazioni dell’Alto Tirreno cosentino. Con il 2011, il territorio si prepara a salutare anche le funzioni della struttura praiese in favore di un Capt, un Centro di accoglienza primaria territoriale. Ovvero un “Grande ambulatorio” come qualcuno lo ha sarcasticamente definito.

Un luogo in cui la parola ‘ricovero’ diventa ricordo e viene sostituita da termini come ‘visita’ e ‘trasferimento’ in altro ospedale. Il più vicino è a una settantina di chilometri.

Il direttore sanitario della struttura, Vincenzo Cesareo, lo ha dichiarato due giorni fa: “Dal primo gennaio 2012 non sarà più possibile effettuare ricoveri nell’ospedale di Praia a Mare”. E nessuna istituzione sanitaria, dal commissario Asp Cosenza Scarpelli al commissario della sanità regionale Scopelliti, lo ha smentito.

Nessuna Giunta comunale ha ancora espresso un suo parere in merito anche perché, è ormai noto, i politici locali hanno scelto la via della diplomazia di palazzo che, pur se non criticabile tout court, pare non piacere molto alla gente di strada.

Lo sconforto comune si palpa su “Salviamo l’ospedale di Praia a Mare”, il gruppo Facebook animato dai componenti del Comitato civico in difesa dell’ospedale di Praia a Mare e molto partecipato dai cittadini del territorio. Li, in queste ore di attesa, si leggono incitamenti alla sollevazione.  Si propone una ennesima manifestazione, il blocco delle vie di comunicazione.

Insomma, a tastare il polso della piazza, in particolare di coloro che non possono permettersi viaggi extraregionali per salvarsi la vita, il tappo del malcontento è pronto a saltare. E questa volta, pare che la piazza si sia stancata di attendere mediazioni politiche e trattative che partono sociali e sulla strada per Catanzaro finiscono per diventare … politiche.

Tempo fa, da queste pagine, ci siamo sentiti di sottolineare come noi cittadini di questo lembo di Calabria siamo un po’ tardivi, per usare un eufemismo, nel difendere i nostri diritti. Poi, abbiamo provato ad essere ‘memoria’ di quanto urlato con forza dalla piazza circa un anno fa. Oggi lo ribadiamo con una nuova domanda: cosa siamo disposti a fare per mantenere il diritto alla sanità?

Vale la pena ricordare che, secondo il Time, il personaggio dell’anno 2011 è il contestatore.


About Andrea Polizzo

Giornalista professionista dal 2010 e blogger. Sin dal 2005 matura esperienze con testate regionali di carta stampata, on-line e televisive. Attualmente collabora con il mensile d'inchiesta ambientale Terre di Frontiera e con il network VicenzaPiù. Ideatore di blogtortora.it, caporedattore e coordinatore di www.infopinione.it.

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4 comments

  1. Si la salute, questo immenso diritto umano universale calpestato a danno dei deboli, di coloro che non stanno bene, come me, in questo momento, che non può, non solo, “lavorare” ma neanche “SCRIVERE” sui “blog” com’ ero abituato ed allora chiedo aiuto alle mie figlie che lo facciano per me, perché assente dai “blog” da circa tre mesi.

    Intanto, se mi è permesso dal Gestore, a cui và sempre la mia stima professionale e amicizia, vorrei riproporre questo post: “SANITA’: QUANTO MI COSTA E QUANTO CI COSTA – A ME E’ COSTATA UN OCCHIO” – STORIE ITALIANE – collegandovi su:

    http://www.abystron.org/expo/sito/contenuti/loscrivitu/i-costi-della-sanit%C3%A0.aspx

    Auguro a tutti buone feste e un felice anno nuovo 2012, davvero diverso dall’ultimo (2011) specialmente riguardo la “SALUTE”.

    Auguri da Franco Guerrera da Tortora.

    Tortora, 31.12.2011.

  2. Adam per l’ospedale sono d’accordo nel blocco della statale e della ferrovia, per quanto riguarda la chiusura della “Marlane e Lini e Lane” scusa se lo sottolineo ma sono aziende private e fanno quello che vogliono. Te la puoi prendere con la politica di Roma che ha consentito alle aziende italiane di rifugiarsi in paesi europei dove gli stipendi e i contributi versati sono il 20% dei nostri. L’unica cosa che lo stato poteva fare e vincolare i terreni e i capannoni con tutti i macchinari finanziati con i progetti di sviluppo del mezzogiorno.

  3. Il dialogo e la diplomazia sono stati adottati ma sembra che le orecchie dei politici che governano la Regione Calabria- i quali hanno fatto della sanità uno dei cavalli di battaglia nelle propagande politiche- non vogliano sentire.Bene allora udirete il coro che si solleverà dalla protesta della piazza, adesso basta, il diritto alla salute non si baratta non è una merce di scambio ma è un nostro diritto averlo e un vostro dovere non togliercelo.Occupiamo la stazione, la ss 18 non stiamo con le mani in mano creiamo disagio forse solo cosi quei “politici” udiranno la nostra voce, facciamogli vedere che anche noi siamo cittadini calabresi come tutti gli altri. Prima la “line e lane” poi la “marlane”, oggi l’ospedale e domani?? Cosa ci toglieranno??? é ora che i cittadini di tutti i comuni dell’alto tirreno cosentino siano uniti per affrontare e vincere questa battaglia…Nessun “politico”, nessun “partito” può toglierci la SALUTE.

  4. ed ora dimettetevi tutti..ora ditelo che siete degli incapaci….ora fate una buona azione andatevene a casa tutti..fatelo per una giusta causa.. incopetenza amministrate le vostre famiglie se ne siete capaci…

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