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Frontiera, no interdittiva per gli amministratori giudiziari


Respinta anche in appello la richiesta dei PM per interdire dalla professione gli amministratori giudiziari delle ditte del clan Muto, Bosco, Brescia, Baldino e Caprino.


COSENZA – Frontiera, rigettato l’appello della procura relativo agli amministratori giudiziari delle società del clan. Lo stesso era stato proposto dai PM contro il provvedimento di rigetto del Gip sulla richiesta di misura interdittiva nei confronti di Giuseppe Bosco, Gennaro Brescia, Salvatore Baldino e Gianluca Caprino.

L’udienza di martedì scorso si è concentrata sulla questione preliminare di inammissibilità per la tardività dell’appello sollevata dalla difesa. Ieri il collegio del tribunale del riesame ha accolto la tesi difensiva degli avvocati Bosco, Rotundo e Ioppoli.

Con unica mozione cautelare la Procura della Repubblica di Paola aveva avanzato nei confronti degli indagati una richiesta di applicazione di diverse tipologie di provvedimenti cautelari e, nello specifico, la misura interdittiva dall’esercizio della professione.

Il Gip accoglieva parzialmente la richiesta mentre rigettava nel merito alcune di esse. Tra queste quelle relative alle posizioni dei quattro indagati. Nello specifico il Gip riteneva nella sua ordinanza “non sussistere gravi indizi di colpevolezza”.

Il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, aveva affermato: “Quegli amministratori giudiziari non lavoreranno più per noi e per nessuna procura. Ed anche se il Gip ha rigettato la nostra richiesta noi faremo appello”. L’esito non è stato però positivo.

Frontiera è il nome dell’operazione scattata a luglio nei confronti di 58 persone indagate per associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, rapina, usura, illecita concorrenza con violenza e minaccia ed altri delitti. Contestualmente, è stata data esecuzione anche a un decreto di sequestro preventivo di beni mobili ed immobili per un valore complessivo di 7 milioni di euro.

L’indagine avviata nel settembre 2014 successivamente all’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, ucciso in un agguato ad opera di ignoti il 5 settembre 2010, nella frazione di Acciaroli. In quella fase venivano avviate indagini finalizzate ad accertare l’operatività nel Cilento e nel Vallo di Diano di articolazioni della cosca Muto di Cetraro attive nel settore del narcotraffico. Quindi venivano focalizzate storiche amicizie ramificate tra la Calabria e la Campania. E partiva nel contempo una parallela attività dei carabinieri della compagnia di Scalea focalizzata su droga e attività illecite tra cui il mercato del pesce.


About Francesco Maria Storino

Attualmente collaboratore della Gazzetta del Sud ha lavorato per La Provincia, Comunità 2000, Edizioni master, Il Quotidiano della Calabria e Corriere dello Sport. Cura particolarmente la cronaca giudiziaria.

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