Il nuovo documento denominato rapporto foreste Legambiente analizza lo stato della bioeconomia verde in Italia evidenziando la significativa crescita della superficie boscosa ma denunciando al tempo stesso il drammatico incremento degli incendi boschivi soprattutto nelle regioni meridionali, i ritardi accumulati nella pianificazione territoriale e la forte dipendenza dalle importazioni di legname estero.
La Calabria registra 14.359 ettari bruciati e 570 roghi secondo i dati elaborati da Legambiente sulla base delle fonti Effis e Copernicus e contenuti nel rapporto intitolato “La Bieconomia delle foreste 2026”.
Il Meridione si conferma l’area più colpita della penisola, guidato dalla Sicilia con 71.178 ettari distrutti e 836 incendi registrati dal primo gennaio al 15 ottobre.
All’interno del contesto meridionale e insulare figurano anche la Puglia con 13.649 ettari e 157 roghi, e la Sardegna con 5.043 ettari andati in fumo a fronte di 44 incendi complessivi.
Tra le restanti regioni italiane spicca il Piemonte con 5.159 ettari bruciati e 52 roghi, mentre la provincia di Bolzano si conferma l’unico territorio completamente risparmiato dalle fiamme.
A livello nazionale salgono a 789 i comuni feriti dal fuoco, di cui 494 rappresentati da piccoli centri con meno di cinquemila abitanti, evidenziando una vulnerabilità diffusa.
La pianificazione e la gestione forestale nel 2026 raggiungono rispettivamente solo il 21% e l’11% della superficie boscosa nazionale, evidenziando ritardi strutturali persistenti.
L’Italia continua a importare l’80% del legname dall’estero a fronte di un sottoutilizzo del legno nazionale, nonostante una filiera bosco-legno-energia che nel 2025 ha fatturato 52,2 miliardi di euro.
Le foreste coprono ormai undici milioni di ettari, pari al 37% della superficie, e spingono Legambiente a chiedere al governo di certificare il 25% e pianificare il 50% delle superfici entro il 2030.
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