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Amici in Comune, tre consiglieri: “Maggioranza dovrebbe dimettersi”


Malvarosa, Carravetta e Marsiglia di Noi per Praia prendono posizione: “Di quale buona amministrazione stanno parlando”?


Avrebbero dovuto dimettersi, azzerare tutto e porre le basi per una ripartenza che Praia a Mare merita. Altro che solidarietà.

Alcuni consiglieri del gruppo Noi per Praia hanno affidato a un comunicato stampa la loro reazione all’operazione Amici in Comune che ha condotto all’arresto ai domiciliari del sindaco Antonio Praticò e del responsabile comunale dell’area Lavori pubblici.

L’indagine della guarda di finanza di Scalea su mandato della Procura della Repubblica di Paola ha svelato presunte irregolarità nella gestione di bandi pubblici e assunzioni, con 11 misure cautelari per amministratori, funzionari comunale, progettisti e imprenditori.

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La posizione assunta dai consiglieri Maria Pia Malvarosa, Carolina Rossella Carravetta e Francesco Marsiglia è articolata, parte da un presupposto garantista per giungere a considerazioni di natura politica, morale e sociale.

Ed è anche una risposta alla primissima reazione politica registrata nel post operazione.

Ovvero, quella appunto dei consiglieri di maggioranza del gruppo Amare Praia, che hanno espresso solidarietà agli indagati e la volontà di proseguire il mandato.

“A pochi giorni dal terremoto giudiziario che si è abbattuto sulla nostra cittadina, sconvolgendola – dicono i consiglieri di Noi per Praia -, sentiamo il dovere di intervenire ed esprimere le nostre riflessioni.

Non ci permettiamo assolutamente di entrare nelle sfere di competenza altrui, rispettando tanto il lavoro della magistratura quanto il vissuto dei soggetti attinti dai provvedimenti emessi.

Tuttavia sono doverose considerazioni di ordine politico, morale e sociale sull’intera vicenda.

Perché non si tratta solo di una vicenda giudiziaria, di un impianto accusatorio che, se accertato, acclarerebbe un sistema in cui il sindaco avrebbe gestito la cosa pubblica come fosse cosa propria, attraverso funzionari collusi e compiacenti, calpestando leggi, regolamenti e doveri di imparzialità.

Ma di una situazione di una comunità in cui i comportamenti di pochi, azzererebbero ogni parvenza di democrazia, di trasparenza, di onestà e diventerebbero lesivi della dignità degli imprenditori e dei professionisti onesti, oltre che di un’intera popolazione.

Ancora più sconcertante è pensare che questi comportamenti potrebbero essere stati la regola informatrice degli ultimi 40 anni, di intere generazioni che quasi geneticamente hanno creduto che avere amici in comune fosse la regola e non la a-normalità di un paese intero che si è appiattito sul tanto così funziona, smettendo di ribellarsi e di far valere i propri diritti e le proprie ragioni, passate come piaceri del politico o del dirigente.

Di un paese che ha visto progressivamente negli anni ridursi, fino quasi ad azzerarsi, le possibilità di esprimere il proprio merito, adeguandosi alla rassegnazione.

Un paese in cui l’emigrazione intellettuale e operaia è diventata la regola per chi ha deciso di vivere una vita libera.

Un paese che è stanco di sentirsi omertoso per necessità. Un paese mortificato da opere faraoniche mai terminate, di cui subiamo gli strascichi giudiziari, che hanno avuto solo profitti elettorali, determinando, per conseguenza, danni permanenti alle tasche dei contribuenti e in qualche caso danni irreversibili alle bellezze naturali che il creato ci ha dato.

Un paese che ha vissuto momenti di prosperità sia da un punto di vista industriale che turistico e che oggi è ridotto ad un’invasione selvaggia di pochi giorni su cui vivere tutto l’anno.

Un paese che ha dovuto vedere sé stesso e la propria immagine proiettata in un contesto nazionale in modo distorto, sgrammaticato, ridicolo, in una parola tragico per chi lo ama, ne conosce le potenzialità e il positivo substrato umano.

Un paese in cui la divisività ha preso il posto della condivisione. Un paese in cui decidere di fare politica di opposizione significa essere nemici in comune, calpestati e ostacolati nell’esercitare il munus che è proprio del consigliere comunale, quello di far rispettare le regole di una sana amministrazione e vigilare, quale strumento di bilanciamento democratico, sulle azioni e decisioni della maggioranza.

Non si può sottacere che il quadro di potere indiscusso concentrato nelle mani di pochi, così come emergerebbe dalle indagini e dalle parole del procuratore della Repubblica di Paola, trova per noi riscontro nel nostro vissuto amministrativo.

In questi anni abbiamo affrontato ostacoli, ogni richiesta di accesso, ogni notizia, persino l’ingresso fisico al comune è stato ristretto ad un’ora al giorno frazionata in due, in orari diversi, tanto da rendere quasi impossibile l’accesso stesso.

Le richieste di visione di atti sono state concesse come una regalia, mesi e mesi oltre i termini previsti dai regolamenti, talvolta solo per intervento della autorità sovraordinate.

Le interrogazioni e le sollecitazioni su tematiche di rilievo sono rimaste o senza risposte o si sono tradotte in attacchi personali ai presenti e anche agli assenti, nel tentativo di trovare sempre un capro espiatorio d’elezione. La colpa è sempre di qualcun altro”!

Detto questo, Malvarosa, Carravetta e Marsiglia giungono alle loro considerazioni prettamente di natura politica sull’attuale governo cittadino.

“E i consiglieri di maggioranza – sostengono – che con questo sistema hanno convissuto, con una nota manifestano solidarietà agli indagati.

Avrebbero sicuramente dato un’immagine di sé, del sindaco e dei funzionari del comune migliore se si fossero dimessi invece di proclamare solidarietà in nome di un dovere verso il popolo di continuare la loro buona amministrazione.

Ma hanno capito la gravità della situazione futura che si potrebbe prospettare laddove risultassero vere le emergenze delle indagini processuali e gli stralci delle intercettazioni ambientali che abbiamo letto sulla stampa?

A fronte della potenzialità di un comune in cui i maggiori ruoli apicali dell’ente potrebbero essere collusi con il loro sindaco, alla cui indiscussa bravura si affidano, di quale buona amministrazione stanno parlando?

Non sarebbe forse il caso – concludono – di azzerare l’attuale situazione e ricominciare, ridando parola a chi ne ha diritto, cioè alla popolazione praiese?

Comunque la si veda, resta per tutti una sconfitta sociale“.


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